Facciamo un piccolo test: alzi la mano chi si sente meglio quando una sua foto sui social riceve più di cento like.

Se siete tra i pochi con la mano rimasta abbassata, i casi sono due: o, come il sottoscritto, nessuna vostra foto ha mai ricevuto più di cento like sui social (sigh) oppure probabilmente state mentendo. Perché provare piacere per l’approvazione altrui è un fenomeno insito in noi esseri umani, che trova nei social la sua massima espressione. Difficile, se non impossibile, sfuggirvi.

Ma perché siamo così sensibili ai like sui nostri post, tanto da controllare compulsivamente i nostri profili in attesa di notifiche? La spiegazione sta nel nostro cervello; più precisamente in un componente chimico presente in noi, chiamato dopamina.

Molti di voi già sapranno cos’è la dopamina, anche detta “l’ormone del piacere e della ricompensa”. Saranno probabilmente in pochi però a conoscere il ruolo di questo composto chimico nella nostra interazione coi social network.

Dopamina e social network: i circuiti dopaminergici

Andiamo con ordine: quando parliamo di dopamina ci riferiamo a un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di ricompensa del nostro corpo. Quando siamo sottoposti a stimoli come ascoltare musica del nostro artista preferito, mangiare buon cibo, avere un rapporto sessuale, il nostro corpo rilascia dopamina, trasmettendoci una sensazione di piacere.

Questo processo, che avviene naturalmente nel nostro corpo quando facciamo qualcosa di piacevole, può essere innescato artificialmente con l’uso di droghe quali eroina e cocaina, per citarne due tra le più conosciute. Le sostanze psicoattive contenute in queste droghe raggiungono rapidamente il cervello facilitando il rilascio di ingenti quantità di dopamina (o inibendo il suo riassorbimento). Ciò crea una sensazione di falso benessere che porta rapidamente alla dipendenza. Non mi dilungherò nei dettagli del processo biochimico (perché non è il mio campo e perché li trovate descritti molto bene qui); quel che è certo è che la dopamina ha un ruolo fondamentale nello sviluppo delle dipendenze da droga, alcool, gioco d’azzardo, pornografia… e da social.


Già, perché anche i social possono dare dipendenza e assuefazione. Uno studio del 2010 ha rilevato che il 4,4% degli adolescenti europei soffre di qualche forma di dipendenza nei confronti dei social o di internet in generale.
Di per sé, i meccanismi stessi dei social, basati su like, reaction, follower, e così via, sfruttano questa caratteristica del nostro cervello per tenerci incollati allo schermo e portarci a postare sempre più spesso.

In che modo?

Il meccanismo è semplice e inizia nel momento stesso in cui postiamo un contenuto. Quando riceviamo un like, il nostro cervello lo interpreta come una ricompensa e rilascia una “scarica” di dopamina. Ciò ci spinge a continuare a postare e interagire per ottenere nuovamente like e reactions. Questo processo è un esempio di ciò che viene definito dopamine-driven feedback loop, e conoscere il suo funzionamento può aiutarci a capire meglio il nostro rapporto con i social.

Nell’immagine qui sopra abbiamo un esempio un po’ più preciso di come funziona il dopamine-driven feedback loop che ci mantiene incollati ai nostri schermi. Vengono individuati quattro momenti: il primo è quello dell’interazione coi social media, i quali, ben consci del funzionamento del nostro cervello, ci spingono continuamente a condividere nuovi contenuti. Il secondo momento è quello in cui avviene un’azione effettiva (il post, il retweet, il commento, etc.). Il tempo trascorso ad attendere una reazione costituisce il terzo momento. Più lunga e spasmodica sarà l’attesa, maggiore sarà la soddisfazione nell’arrivare al quarto momento, quello in cui si riceve una reazione (un like, un follow, un commento) che viene interpretata dal cervello come ricompensa. Questo innesca nuovamente il loop, che si protrae potenzialmente all’infinito.

D’ora in poi, quando aprirete Instagram ogni due minuti alla ricerca spasmodica di notifiche con annesso cuoricino, potrete dare la colpa alla dopamina. Ma dubito che vostra madre accetterà questa giustificazione quando, esasperata, vi requisirà lo smartphone…

Per approfondire: https://digitash.com/technology/internet/how-dopamine-driven-feedback-loops-work/

Fabio Croci

Author Fabio Croci

26 anni, laureato in Comunicazione, ICT e Media, digital marketer e formatore. Nel tempo libero cerco di aiutarvi a difendervi dai pericoli del web e a sfruttarne le potenzialità. Amo la mente umana e le sue profondità più nascoste.

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